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Come mai non ci sono vocali nella Torà?

Domanda:
Quando ero bambino frequentavo il Talmud Torà dove imparai le lettere e le vocali ebraiche. Tuttavia quando iniziai a prepararmi per il mio Bar Mitzvà, notai che non ci sono vocali nel Sèfer Torà e dovetti memorizzare la pronuncia di ogni parola. Come mai? È forse per rendere il processo di diventare adulti più difficile?

Risposta:
Nonostante non ci siano vocali nella Torà, non è esatto dire che non ci sono vocali nella Torà. Infatti, le vocali, o nekudòt in ebraico, non sono state scritte nella Torà stessa ma sono state ispirate Divinamente come le lettere dell’alef bet (l’alfabeto ebraico). Le nekudòt sono state date da Dio a Mosè al Monte Sinai e sono state tramandate oralmente come parte della Torà Orale, fino al tempo di Ezra lo scriba, che le rivelò ed insegnò al popolo ebraico. Fino a quel momento, l’ebraico non era mai stato scritto con vocali.

Come altri alfabeti semiti, chi parla l’ebraico correntemente può leggerlo senza vocali, ed è questo il motivo per il quale oggigiorno la maggior parte della letteratura ebraica è scritta senza vocali.

Il motivo è che la maggior parte delle parole ebraiche sono composte da radici formate da tre consonanti, e parole con le stesse consonanti condividono la stessa radice e si differenziano per la desinenza e il tempo.

D’altro canto, ci sono molte parole nella Torà il cui significato cambia in base alle vocali. Ed è per questo motivo che serviva una tradizione orale che ci dicesse esattamente come vadano pronunciate le parole.

Un esempio classico è il divieto di mangiare latte e carne insieme, divieto che si deriva dal verso לֹא תְבַשֵּׁל גְּדִי בַּחֲלֵב אִמּוֹ, tradotto universalmente come “non cucinerai un capretto nel latte di sua madre”. La parola ebraica per latte, חֲלֵב chalev o חָלָב, chalàv, contiene le stesse lettere della parola ebraica “grasso”, חֵלֶב chèlev, e l’unica differenza sta nelle vocali. Pertanto, senza la Torà Orale potremmo erroneamente pensare che ci è proibito mangiare carne con grasso.

Questo ci porta alla domanda originale. Se ci sono parole ambigue, perché lasciare le vocali solo alla Torà Orale? Come mai non sono state incluse nella Torà Scritta?

I Maestri spiegano che esse sono escluse dal testo proprio per la possibile incertezza: è proprio questa ambiguità che ci permette di trarre significati diversi dallo stesso testo scritto. Ad esempio, confrontando il modo nel quale una parola viene vocalizzata (“mikrà”) con altri modi di pronunciare la stessa parola (“massòret”), i Maestri hanno dedotto numerose leggi della Torà. Poiché la saggezza di Dio è infinita ed è espressa nella Sua Torà, quando si spostano o si sostituiscono le vocali vengono rivelate nuove dimensioni del Testo Sacro.

Non per nulla le lettere sono paragonate al corpo e le nekudòt all’anima. Come il corpo, le lettere sono tangibili e fisiche, mentre le nekudòt, pur essendo nascoste, sono ciò che danno loro vita.

(Rav Yehuda Shurpin, per gentile concessione di Chabad.org)

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